Tortelli di Natale

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Tortelli di Natale

I tortelli di Natale sono dei dolci tipici del periodo natalizio che si preparano nella zona di Modena. È uno dei rarissimi dolci che la mia mamma, negatissima in dolci, tuttora prepara (non vi dico com’è brava però a preparare i “turtlen”… ma questo è un altro tema) 🙂
I tortelli di Natale sono delle tasche in pasta frolla farcite con un composto a base di “savor”. Come spiegavo nella preparazione del Belson https://fetteperfette.com/2015/04/27/belson-modenese/ personalmente non ho mai preparato il savòr, lo acquisto già pronto.
Si tratta di una marmellata diciamo povera, leggermente asprigna, la cui particolarità è il tempo di preparazione, non inteso solo sul tempo di cottura, ma di reperimento degli ingredienti che devono essere procurati nelle diverse stagioni di maturazione dei frutti e fatti essiccare, come le bucce di agrumi, di meloni e cocomeri, e poi pezzi di zucca, mele, pere, mele cotogne e cotti insieme al mosto di uva non ancora fermentato. Un procedimento lunghissimo il cui risultato varia ovviamente secondo gli ingredienti utilizzati.
Seguitemi vi racconto come li ho preparati io e come li faceva la nonna e tuttora la mamma.

Ingredienti:
500 g di farina debole
200 g di zucchero,
150 g di burro appena ammorbidito
3 uova + 1 tuorlo per spennellare
1 bustina di lievito
Scorza di limone grattugiata
Qualche cucchiaio di liquido per ammorbidire l’impasto (latte oppure Vermouth o Sassolino a scelta)
Zucchero semolato

Ingredienti per il ripieno:
250 gr di savòr (oppure di marmellata di prugne)
1 cucchiaino di cacao amaro (la mia mamma mi ha confessato che mette il cacao zuccherato)
100 gr di gherigli di noci (facoltativo)

Procedimento:
Ho impastato in planetaria tutti gli ingredienti e ho formato un panetto che ho assottigliato ad un paio di cm formando un rettangolo e che ho infilato in un sacchetto da freezer.
Avendo Fresco ho passato in abbattitore la mia frolla per una mezz’ora circa in modo che si indurisse un pochino. Per chi non ce l’ha i tempi si allungano in quanto l’impasto deve stare in frigo almeno 3 ore.

Nel frattempo ho preparato il ripieno.
In una ciotola ho versato il savor a cui ho aggiunto 1 cucchiaino di cacao amaro. Come spiegavo sopra la mia mamma preferisce quello zuccherato. In effetti li ho sempre mangiati e gustati così quelli di mamma e sono sempre stati davvero ottimi, ma per i miei preferisco un retrogusto più cioccolatoso.
Le varianti non mancano, per esempio la nonna frantumava dei gherigli di noce non troppo fini e li aggiungeva al ripieno. Qualche volta metteva anche una manciata di uvetta, m soprattutto aggiungeva anche un pizzico di caffè macinato (oggi al massimo si aggiungerebbe un pizzico di caffè liofilizzato). Ricordo che le chiedevo di non farlo perché a me non piaceva il caffè e lei mi rispondeva “solo per il profumo”.

Nei miei tortelli di questa volta ho messo solo il savor e il cacao amaro, la prossima proverò ad aggiungere le noci… ma non il caffè 😉

Ho ripreso la pasta frolla l’ho velocemente ammorbidita e tirata con il mattarello ad uno spessore di circa 0,5 cm. Con un coppapasta ho tagliato dei dischi, ho messo un cucchiaino di ripieno e chiuso a formare una tasca. Ho fatto attenzione di sigillare bene.

Ho sbattuto molto velocemente un uovo con la forchetta e ho pennellato la superficie di ogni tortello con l’uovo. Ho spolverizzato di zucchero semolato. Secondo me lo zucchero in granella andrebbe anche meglio, ma ho voluto essere fedele al metodo della mamma e della nonna. Del resto quando ero bambina io mica avevamo in casa lo zucchero in granella…
Ho infornato a 200° per circa 25 minuti.

Una volta sfornati ho velocemente abbassato la temperatura in abbattitore in modo da allungarne la scadenza. Da bambina non avevamo di certo Fresco quindi facevamo raffreddare in modo tradizionale.

E alla fine… uno tira l’altro 🙂

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Belson modenese

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Belson modenese

Soddisfatta? Ricca? Di più!!! Ecco come mi sento al termine di un fine settimana  full immersion con la mia famiglia di origine. Due giorni a ridere-parlare-spettegolare-sganasciarsi-nonavervogliadiandareadormire-mangiare-fotografarci-scherzare-gioireperlacompagnia-ridere-ridere-erideresempre. Due giornate di sana allegria con le mie cugine, i miei cugini e cuginetti di Modena, figli e relative fidanzate, sorelle, cognato e nipoti. Eccivoleva 🙂 🙂 🙂 !!!!

Tra i dolci c’era il Belson, tipico dolce di Modena e nel nostro caso di Nonantola, quello originale con tanto di marchio http://www.belsonedinonantola.it/dettaglio.asp?idliv=132

Tutti noi a casa adoriamo questo dolce così semplice ma altrettanto particolare fatto di una pasta frolla arrotolata e farcita con il “savòr”. Ed è proprio la qualità del savòr a dare carattere e a rendere unico il belson che si prepara  -o si preparava- in ogni famiglia.

Personalmente non ho mai preparato il savòr, lo acquisto già fatto.
Si tratta di una marmellata diciamo povera, leggermente asprigna, la cui particolarità è il tempo di preparazione, non inteso solo sul tempo di cottura, ma di reperimento degli ingredienti che devono essere procurati nelle diverse stagioni di maturazione dei frutti e fatti essiccare, come le bucce di agrumi, di meloni e cocomeri, e poi pezzi di zucca, mele, pere, mele cotogne e cotti insieme al mosto di uva non ancora fermentato.   Un procedimento lunghissimo il cui risultato varia ovviamente secondo gli ingredienti utilizzati.

Il mio belson è questo:

Ingredienti:
500 g di farina debole
200 g di zucchero,
150 g di burro pomata
3 uova + 1 tuorlo per spennellare
1 bustina di lievito
Scorza di limone grattugiata
Qualche cucchiaio di  liquido per ammorbidire l’impasto (latte oppure Vermouth o Sassolino a scelta)
1 vasetto di savòr (oppure di marmellata di prugne)
Zucchero in granella

Procedimento:
Ho impastato in planetaria tutti gli ingredienti e ho formato un panetto.

A questo punto se si vuole la versione senza farcitura è sufficiente sistemare il panetto sulla leccarda del forno, spennellarlo con il tuorlo sbattuto e cospargerlo di zucchero in granella. Infornare a 180° per circa mezz’ora (dipende da quanto è grande il panetto). Spesso si da una forma di S.

A casa nostra … versione con il savòr tutta la vita….. 🙂 . Quindi ho steso il panetto in un rettangolo, ho spalmato il savòr e l’ho arrotolato. Sulla superficie ho spennellato il tuorlo sbattuto e vi ho cosparso la granella di zucchero. L’ho infornato a 180° per circa 30-40 minuti.

A molti piace intingere le fette di belson in qualche vino a fine pasto….a me, terribilmente astemia e soprattutto con una repulsione totale per  il vino, questo abbinamento fa letteralmente sch….

A me piace il belson così com’è in qualunque orario, e fare colazione col belson…non ci sono paragoni!